Caro-bollette: ti puoi salvare chiedendo una verifica

Caro-bollette: ti puoi salvare chiedendo una verifica

Caro-bollette: ti puoi salvare chiedendo una verifica.

Come si sa, negli ultimi tempi gli italiani sono alle prese con bollette della luce e del gas davvero fuori dal mondo. E come non bastasse, ci si è messa pure la benzina.

Per un Paese che dipende interamente dall’estero per i suoi approvvigionamenti energetici, si tratta di uno scenario da incubo.

Al questo caro-bollette il governo dovrebbe porre rimedio in qualche misura tra pochi giorni, ma le bollette possono risultare spaventose anche senza bisogno di circostanze eccezionali come una guerra alle porte dell’Europa.

Caro-bollette: ti puoi salvare chiedendo una verifica

Caro-bollette: ti puoi salvare chiedendo una verifica

Non sono vangelo

Le bollette si pagano, chiaro, ma non è mica detto che quel c’è scritto sopra sia da prendere come vangelo. Già, perché gli errori capitano e nel campo delle bollette non è certo una evenienza rara, che ci siano sbagli: anzi, è una cosa che prima o poi è capitata a quasi tutti.

Ora, è chiaro che se nella bolletta ci sono errori, ciò può costituire un ragionevole motivo per contestarla. Già, ma come?

Una bolletta della luce o del gas in sostanza è una fattura e in genere è proporzionale ai consumi effettuati, più tasse, spese accessorie e balzelli vari. In genere.

I motivi per contestare

Assodato dunque che le bollette non sempre sono corrette al cento per cento, vediamo quali sono i possibili errori. A volte, per esempio, i consumi riportati sono superiori a quelli reali e in questo caso c’è ovviamente base per contestare.

Ma si può contestare anche quando la bolletta chiede il pagamento di servizi che nessuno aveva richiesto. Questa è una cosa piuttosto frequente soprattutto in campo telefonico. C’è poi il caso, niente affatto raro, che la bolletta sia talmente complicata da non permettere di capire come sia stata calcolata la spesa.

Il reclamo

In questi casi si può fare reclamo. Questo si può fare o con una raccomandata con ricevuta di ritorno oppure con un messaggio di posta elettronica certificata.

Attenzione: una lettera semplice non basta. Nel reclamo si dovranno indicare tutti i dati relativi all’utente, alla fornitura e anche spiegare nel dettaglio il problema che si è ravvisato.

Inviata per raccomandata o per PEC, il gestore del servizio non può ignorare la comunicazione. Non solo, ha un termine di trenta giorni entro il quale deve rispondere.

Che fa, concilia?

Che succede se il gestore e l’utente non si mettono d’accordo? In questo caso si va alla cosiddetta conciliazione. L’utente propone il reclamo a un’autorità competente, per esempio la Camera di commercio, e ciò dà luogo a una procedura per cercare di mettere d’accordo le parti.