Blitz della GdF: fornitori di TV illegale e relativa utenza nei guai
Le forze dell’ordine sono sempre più impegnate nella lotta al falso e alla criminalità. É di pochi giorni fa la notizia dell’Adrkronos che il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza ha svolto un “blitz” contro la pirateria audiovisiva, la cosiddetta “IPTV” arrivando a sequestrare oltre 500 risorse Web e i relativi 40 canali Telegram per la visione illegale di contenuti IPTV.
Blitz della GdF: fornitori di TV illegale e relativa utenza nei guai
Telegram utilizzato per scopi illeciti
Se da un lato Telegram è l’antagonista di WhatsApp per lo scambio di messaggi e contenuti video e audio è anche vero che, da qualche anno a questa parte, risulta essere lo strumento preferito da chi vuole compiere atti di pirateria informatica. Gli operatori della GdP hanno scovato numerosi canali Telegram, alcuni con oltre 20.000 iscritti, all’interno dei quali venivano condivisi, in maniera illecita, link per la trasmissione di film, serie tv e le riprese dell’ultima giornata del campionato di calcio di serie A e della finale di Conference League.
Telegram non è nuovo a questo genere di utilizzo. Basti pensare che sono diversi i canali che pubblicizzano e invitano all’acquisto di un abbonamento chiamato “Applicazione Ufficiale” a un prezzo irrisorio, che offre l’accesso a qualsiasi canale TV e PAY TV.
Ecco cosa succedere a condividere materiale pirata
L’autorità giudiziaria di Napoli ha, per prima cosa, disposto il sequestro delle oltre 500 risorse Web e dei relativi 40 canali Telegram. Unitamente a questo è stato implementato un vero e proprio sistema di tracciamento che ha consentito di individuare i fruitori dei flussi pirata. Una volta individuati questi incorreranno in una sanzione che potrebbe arrivare fino a 1032 euro.
“Chiunque abbia provato a collegarsi ai servizi pirata è stato immediatamente reindirizzato su un pannello informativo che avvertiva che il sito tramite il quale si stava visionando il programma era sottoposto a sequestro ed i dati di connessione tracciati”, si legge nell’agenzia.