Malattia: questo comportamento del datore di lavoro può costare il carcere

Malattia: questo comportamento del datore di lavoro può costare il carcere

Malattia: questo comportamento del datore di lavoro può costare il carcere

Il lavoro si sa, è il fulcro della vita dell’essere umano, insieme a tanti altri rapporti personali e familiari. Il lavoro nobilita l’uomo ed apporta benessere. Ma a volte accadono episodi nei quali, sia il dipendente, sia il datore di lavoro, possono rischiare serie conseguenze. Andiamo a scoprire – a seguito di un precedente legale – cosa è meglio che non faccia il datore di lavoro quando un suo dipendente è in malattia

Malattia: questo comportamento del datore di lavoro può costare il carcere

Malattia: questo comportamento del datore di lavoro può costare il carcere

Tramite l’attività lavorativa l’uomo fa fronte alle sue necessità. Il lavoro in aziende private però è un po’ più particolare rispetto a quello prestato alle dipendenze della pubblica amministrazione. Anche se il concetto base rimane lo stesso, il dipendente ha il dovere di svolgere al meglio le proprie mansioni, mentre il datore di lavoro è tenuto a corrispondere lo stipendio al lavoratore.

Il lavoratore però, grazie ad un sistema di previdenza sociale ha diritto a tutela lavorativa dal punto di vista economico e previdenziale, e spesso il sindacato interviene per mediare i rapporti tra azienda e lavoratore, cercando di tutelare il dipendente che dovrebbe godere di diritti garantiti per legge, ma anche assolvere a doveri verso l’azienda ben precisi.

Per il mancato rispetto dei diritti del lavoratore, un datore di lavoro può essere condannato addirittura al carcere, e fino a 6 anni di reclusione. Come abbiamo detto, il diritto indiscutibile del lavoratore è quello di avere lo stipendio mensilmente anche in caso di malattia, e il datore di lavoro d’altra parte può riservarsi di controllare attraverso la richiesta di visita medica all’INPS se il dipendente è realmente malato e se resta a casa. L’INPS alcune volte decide autonomamente di inviare la cosiddetta visita fiscale a casa del dipendente ammalato.

Questo accade soprattutto per i dipendenti pubblici, mentre per il privato sarà il datore di lavoro o l’azienda a farne richiesta telematica all’INPS, e la stessa richiesta può essere formulata anche più di una volta per lo stesso periodo di malattia.

Ma andiamo al caso, una recente decisione della corte di Appello di Bari ha decretato che continue richieste di visita fiscale possono essere considerate come mobbing al lavoratore, perché genera nel dipendente uno stato di ansia e preoccupazione, considerando che si tratta di un individuo già in stato di malattia.

Se si riuscisse dunque a dimostrare la condotta persecutoria e pregiudizievole del datore di lavoro, questo potrebbe essere perseguibile per legge; e una volta condannato, ritrovarsi a dover scontare da 6 mesi a 6 anni per il reato commesso ai danni del lavoratore.