L'aggressione russa all'Ucraina: quali sono i motivi e la storia che c'è dietro
Credit photo: Wikipedia

L’aggressione russa all’Ucraina: quali sono i motivi e la storia che c’è dietro

L’aggressione russa all’Ucraina: quali sono i motivi e la storia che c’è dietro

Al 25 febbraio scorso più di 100 mila soldati russi erano stati spostati vicino ai confini con l’Ucraina e il presidente Putin aveva affermato che la Russia era intenzionata a  invadere l’ex repubblica sovietica se Stati Uniti, NATO e Unione europea non avessero offerto garanzie scritte di un loro ritiro dall’Europa orientale sia dal punto di vista militare che economico.

Le parti si erano incontrate e gennaio e avevano provato a negoziare, ma senza trovare un accordo. Poi, come si sa, le cose sono drammaticamente precipitate e Vladimir Putin ha deciso di far parlare i cannoni. Ma perché si è arrivati a questo punto? Vediamo di capirne un po’ di più.

L'aggressione russa all'Ucraina: quali sono i motivi e la storia che c'è dietro
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L’aggressione russa all’Ucraina: quali sono i motivi e la storia che c’è dietro

Un dato fondamentale è che l’Ucraina, e in particolare Kiev, è storicamente considerata dalla Russia la culla della civiltà russa e del suo impero.

Fino al 1991 l’Ucraina era parte dell’Unione Sovietica e ancora oggi i due Paesi sono indissolubilmente legati dal punto di vista energetico e delle infrastrutture: l’Ucraina dipende dal gas russo e sul suo territorio passano varie condotte che trasportano il gas fino in Occidente (Italia compresa). Insomma, stiamo parlando di due popoli che non è esagerato definire fratelli

Il problema è che per la Russia, sia nella sua penultima incarnazione sovietica che in quella puramente autocratica e neo-zarista attuale, l’Ucraina ha sempre avuto un valore strategico essenziale: e precisamente come Stato cuscinetto tra sé e l’Occidente.

Nella sua secolare sindrome da accerchiamento, la Russia vuole sempre avere a disposizione il più ampio spazio “amico” (o quanto meno neutrale) possibile tra i propri confini e quelli più orientali del temuto aggressore occidentale (timore non infondato, se si pensa a Napoleone e alle armate hitleriane).

Insomma, una Ucraina nell’Unione Europea o addirittura nella NATO, è per la Russia una sciagura da evitare a tutti i costi.

Solo che dalla caduta dell’URSS nel 1991 gli Stati Uniti hanno usato giustappunto la  NATO per estendere la propria area di influenza verso l’Europa orientale, arrivando a farvi rientrare i Paesi baltici, la Polonia, la Repubblica ceca, la Slovacchia, l’Ungheria, la Romania e la Bulgaria, ovvero praticamente tutti i Paesi dell’x Patto di Varsavia.

Il gas

L’Ucraina è un Paese piuttosto povero e dipende dal gas russo. Ma non basta: buona parte del gas che serve all’Europa passa attraverso l’Ucraina.

Ora, fino a che l’Ucraina era alleata della Russia, Mosca le ha venduto il gas a un prezzo di favore e ha pure sorvolato sui mancati pagamenti, ma le cose sono cambiate agli inizi degli anni 2000.

Nella ex repubblica sovietica, infatti, le elezioni sono state vinte da un partito filo-occidentale (la cosiddetta “rivoluzione arancione”) e a quel punto la Russia ha preteso che l’Ucraina pagasse i debiti del gas e ne ha aumentato il prezzo.

Ne sono derivate delle crisi che hanno colpito molti Paesi europei, che da quel momento hanno cominciato a diversificare le proprie fonti di approvigionamento e a cercare di evitare che il “proprio” gas passasse per l’Ucraina.

I gasdotti Nord Stream 1 e 2 hanno proprio questo scopo: vanno dalla Russia alla Germania attraverso il Baltico per portare il gas senza passare per l’Ucraina.

Dopodiché, come s’è detto, tra 2013 e 2014 in Ucraina si è verificata una rivoluzione che ha portato al potere un governo filo-occidentale, il quale ha firmato un trattato di maggiore integrazione economica con l’UE.

Chiaro che la Russia non aveva la minima intenzione di perdere l’Ucraina e ha  reagito: con l’annessione della Crimea nel 2014 e poi, adesso, col “riconoscimento” delle più o meno autoproclamate repubbliche russofone del Donbass e infine con l’attacco militare all’Ucraina tutta intera. Il resto è cronaca di questi giorni.

Perché se anche è vero che Vladimir Putin è un criminale (e anche un po’ pazzo, probabilmente), è anche vero che la geopolitica ha delle leggi che ammettono poche eccezioni.