Gli squali ci attaccano perché per loro assomigliamo a delle foche

Gli squali ci attaccano perché per loro assomigliamo a delle foche

Che gli squali attacchino gli esseri umani non è avvenimento che capiti molto spesso, anche se i film del terrore hollywoodiani farebbero pensare altrimenti.

Quando lo fanno, però, è qualcosa che ci rimane ben impresso nella mente, come ben sapeva Steven Spielberg quando girò il suo mitico “Lo squalo” (1975).

Gli squali ci attaccano perché per loro assomigliamo a delle foche

Gli squali ci attaccano perché per loro assomigliamo a delle foche

Ma la domanda è: quelle poche volte che lo fanno, perché lo fanno?

Se la risposta che vi è venuta in mente è “per mangiarci”, sappiate che è corretta ma anche no, nel senso che, almeno stando a un articolo pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface, quando ci attaccano il più delle volte è perché gli sembriamo delle foche.

Quindi, d’accordo, si può anche dire che ci attaccano per mangiarci, ma perché ci scambiano per foche, non perché la nostra ciccia sia particolarmente attraente per loro.

Senza troppa fantasia, la teoria si chiama “mistaken identity theory”, ovvero, appunto, la “teoria dello scambio di identità”. Va detto che questa spiegazione del comportamento degli squali era già stata proposta da un po’, ma adesso pare ci sia la conferma sperimentale.

Nel 2020 sono stati registrati 10 attacchi letali non provocati, sei dei quali sono capitati nelle acque australiane, ovvero il posto più pericoloso al mondo se si tratta di incontri troppo ravvicinati con gli squali.

Gli squali ci attaccano perché ci vedono poco

Nella maggior parte dei casi questi attacchi hanno per vittime dei surfisti, che vengono quasi sempre presi di mira da giovani esemplari di squalo bianco.

Adesso uno studio condotto dalla Macquarie University di Sydney spiega perché.

La ricerca si è svolta in due fasi. La prima in un acquario. Grazie a telecamere sottomarine e a uno scooter subacqueo, i ricercatori hanno filmato “da sotto” il nuoto di foche e leoni marini, ma anche di esseri umani, con e senza una tavola da surf.

Per la seconda fase, questi filmati sono stati sottoposti a un’intelligenza artificiale costruita in base alle capacità visive degli squali, che tra l’altro sono daltonici e che per avere un’idea di che cosa stanno cacciando devono basarsi sui contorni.

I risultati in buona sostanza hanno confermato quel che molti scienziati sospettavano da tempo: dal punto di vista di uno squalo, un surfista ha la stessa silhouette di un cucciolo di foca.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *