Ci sono un sacco di pianeti senza stella là fuori e sono giganteschi

Ci sono un sacco di pianeti senza stella là fuori e sono giganteschi

Abituati come siamo al nostro “piccolo” sistema solare, i pianeti ci piace immaginarli come “gente” ordinata che orbita diligentemente attorno alla propria stella senza permettersi eccentricità di sorta.

Ebbene, come diceva quel tale, “ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia”.

Lo sapeva Shakespeare ben prima di Hubble e Hubble e i suoi fratelli telescopi (e non solo) non fanno che confermarcelo sempre di più: lo spazio profondo è un posto stranissimo, violento e selvaggio, in cui può succedere di tutto.

Anche di trovare pianeti giganti che vagano da soli per il mondo senza orbitare disciplinatamente attorno a una stella.

Ci sono un sacco di pianeti senza stella là fuori e sono giganteschi

Di pianeti esterni al nostro sistema ormai ne abbiamo scoperti qualche centinaio e molti di questi sono pianeti “ordinari” come la Terra, Marte o Giove: insomma, hanno la loro stella e ci orbitano attorno.

Ma ci sono anche “esopianeti” che se ne vanno in giro da soli, fuori da ogni orbita.

Scoprirli non è neanche troppo difficile, come spiega l’astrofisico americano Sean Raymond, che lavora al laboratorio di astrofisica di Bordeaux, in Francia: “Il modo più diretto per scoprirli è semplicemente prendere una foto. Sicché noi astrofisici – siamo in tre, più altri nove colleghi – abbiamo puntato il mirino su un gruppo di stelle giovani chiamato Scorpione Superiore, per l’appunto nella costellazione dello Scorpione. In un nuovo paper che abbiamo pubblicato online su Nature Astronomy ne abbiamo individuato un centinaio, un numero senza precedenti”.

Raymond spiega anche che siccome questi “rogue planets” non sono illuminati da alcuna stella, per vederli bisogna che siano pianeti giovani ancora in formazione e che quindi non si siano ancora raffreddati abbastanza da confondersi con lo sfondo.

La finestra temporale per vederli è breve, dunque, e questo spiega anche perché gli astrofisici li cercano nelle regioni dello spazio in cui si formano le stelle, che sono incubatrici di stelle e pianeti.

Circa l’origine di questi pianeti vagabondi, così si esprime Raymond: “Sono forse mini stelle? Decenni di studi ci dicono che le stelle si formano in base a certe caratteristiche della loro massa che, assai poco poeticamente, chiamiamo “funzione di massa iniziale”. Abbiamo provato a fare calcoli sulla base di diverse funzioni di massa, ma nessuna riesce a spiegare una tale abbondanza di esopianeti solitari. Deve esserci in gioco qualche altro meccanismo”.

La spiegazione più probabile della loro origine è che si siano formati attorno a un sistema stellare e che siano stati poi espulsi nello spazio interstellare: “Sappiamo che certe instabilità dinamiche nei sistemi con pianeti giganti sono pressoché universali”, spiega infatti Raymond.

 

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