Ci sono microorganismi che producono ossigeno senza luce: come fanno?

Ci sono microorganismi che producono ossigeno senza luce: come fanno?

Se sul terzo pianeta dal sole esiste la vita così come la conosciamo, noi stessi inclusi, è perché, fondamentalmente, c’è ossigeno nell’atmosfera. E l’ossigeno (l’atmosfera ne contiene il 21 per cento, ma la parte del leone la fa l’azoto, con circa il 78 per cento, il resto sono CO2, argon, metano, elio, neon, kripton, idrogeno e xeno, citati in ordine sparso) esiste perché lo producono un sacco di organismi diversi (piante, alghe, batteri) a partire dalla fotosintesi, cioè, essenzialmente, a partire dalla luce del sole.

Ci sono microorganismi che producono ossigeno senza luce: come fanno?

Ci sono microorganismi che producono ossigeno senza luce: come fanno?

La fotosintesi, lo dice il nome, per funzionare richiede la luce della nostra stella: niente luce, niente ossigeno. Ma se un organismo vive dove non c’è luce, per esempio il fondo degli abissi, che succede?

Ce lo spiega adesso un assai interessante articolo pubblicato su Science. Lo studio parla di un singolarissimo gruppo di archeobatteri che abitano per l’appunto sul fondo dell’oceano. La cosa straordinaria è che questi organismi sono in grado di produrre ossigeno pur vivendo costantemente al buio, ovvero malgrado il fatto che vivano costantemente al buio.

Un esperimento rivelatore

L’esperimento che ha disvelato agli scienziati gli straordinari “poteri” di questi fenomenali batteri è avvenuto in laboratorio, ma ha tratto ispirazione da una serie di scoperte fatte in natura.

Uno dei batteri sottoposti a ricerca, il Nitrosopumilus maritimus è piuttosto conosciuto per il ruolo basilare che svolge nel cosiddetto ciclo dell’azoto  (in estrema sintesi: il ciclo per cui gli animali, per il tramite dei batteri azoto-fissatori e delle piante, riescono ad assorbire l’azoto che gli serve per vivere).

Per svolgere questo ruolo, però, questo batterio ha bisogno di ossigeno: ma come fa a essere abbondante (il batterio) anche in acque dove non c’è ossigeno?

Per risolvere il busillis i ricercatori hanno fatto la cosa più semplice di questo mondo: hanno preso un po’ di Nitrosopumilus e li hanno immersi in acque poverissime di ossigeno e tenuti lontano dalla luce del sole.

Sulle prime i Nitrosopumilus hanno esaurito il poco o nullo ossigeno che c’era nell’acqua. Ma nel giro di pochi minuti i ricercatori hanno notato il livello del gas stava ricominciando ad aumentare. Ergo: questo batterio è capace di fabbricarselo da sé, l’ossigeno. Non in quantità enormi, certo, ma comunque sufficienti a sopravvivere.

Resta da capire come faccia, di preciso: un quesito che sarà sicuramente oggetto di ulteriori ricerche.

Ma non basta. Gli studiosi hanno anche notato che la produzione di ossigeno va in tandem con quella di azoto in forma gassosa, una scoperta ricca di possibili implicazioni su come funziona il ciclo dell’azoto a livello oceanico.

 

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