Ci sono alcune cose che forse non sai sul cartello autovelox

Ci sono alcune cose che forse non sai sul cartello autovelox

Ci sono alcune cose che forse non sai sul cartello autovelox

«Controllo elettronico della velocità»: è un cartello che ci è familiare, per lo meno a quanti di noi hanno la patente e guidano tutti i giorni. Ci siamo talmente abituati che ormai si può dire questi cartelli abbiano almeno in parte perso l’effetto dissuasivo che il legislatore si era proposto.

Ci sono alcune cose che forse non sai sul cartello autovelox

Ci sono alcune cose che forse non sai sul cartello autovelox

La direttiva Minniti sull’autovelox, pubblicata a luglio 2017, ha stabilito una serie di prescrizioni sul cartello autovelox la cui violazione può causare la nullità della multa per eccesso di velocità. La direttiva prevede, ad esempio, di collocare un ulteriore segnale mobile ai margini della strada, con l’avviso della presenza di una pattuglia, in quei tratti di strada dove i controlli sono meno frequenti.

Alcune regole sul cartello autovelox che non tutti sanno

A ciascuna di queste regole corrisponde in genere un motivo di impugnazione della multa che può essere fatto valere davanti al giudice di pace (entro 30 giorni dalla notifica del verbale) oppure davanti al Prefetto.

Prima regola: la scritta «controllo elettronico velocità» o simili è obbligatoria: senza di essa, la multa è nulla.

Il cartello è necessario anche se l’autovelox è mobile (sul un treppiedi collocato dagli agenti di volta in volta) oppure è montato sull’auto della polizia.

Come provare che il cartello autovelox non è presente?

Se è vero che la multa fatta dall’autovelox è nulla se non c’è il cartello, è anche vero che spetta all’automobilista provare che il cartello non c’era. In che modo? Può andare bene una prova fotografica: per esempio con un filmato della strada ove è stata rilevata l’infrazione.

Cartello autovelox: quanti metri prima?

Non c’è una disposizione che stabilisce quanti metri prima debba trovarsi il cartello con la scritta «controllo elettronico della velocità». È un vuoto che è stato colmato dalla Cassazione, che ha stabilito che il cartello deve stare a una «congrua distanza», tale da permettere all’automobilista di rallentare in modo graduale e dolce, senza cioè che un’improvvisa frenata possa tramutarsi in un più grave pericolo per la circolazione rispetto alla velocità.